Il ciclo di vita del prato sintetico: sistemi di riciclo

Riciclare al 99% un prato sintetico è possibile, e c'è un sistema brevettato: in Danimarca ci sono riusciti!

Uno dei temi più dibattuti riguarda l’impatto dei sistemi in erba sintetica al termine del loro naturale ciclo di vita. Sembra paradossale parlare di “ciclo di vita” ma pur trattandosi di un materiale plastico, che i più definiscono virtualmente eterno, il prato sintetico dimostra nelle applicazioni pratiche una durata limitata nel tempo.
Questo argomento riguarda allo stato attuale le enormi superfici  artificiali posate a suo tempo in ambito sportivo. L’uso su campi da calcio, calcetto e tennis risulta molto gravoso. Lo stress procurato alle fibre e ai sottofondi con migliaia di ore giocate che provocano sollecitazioni continue ha dimostrato nel tempo un’effettiva usura precoce dei materiali, con necessità impellenti di sostituzione per non incorrere in degrado della qualità della prestazione sportiva.
In aggiunta, il miglioramento delle tecnologie di produzione e della qualità dei filati ha fatto si che alcuni impianti in prato sintetico più datati venissero sostituiti per una necessità di aggiornamento rispetto a tecniche e regolamenti più attuali.
Non tutti i materiali vengono quindi necessariamente gettati per anzianità o usura precoce.
Ne consegue che allo smaltimento vengono avviati tappeti rimossi da zone molto diverse fra loro e con composizioni assolutamente incostanti, tanto che fino a poco tempo addietro non esisteva una vera tecnologia di recupero e smaltimento a basso impatto ambientale ed elevata ecosostenibilità.
In attesa che venisse trovata una soluzione efficiente ed efficace sono stati praticamente gettati in discarica milioni di metri quadri di tappeti plastici con relativo corredo di materiali di installazione. Una vera bomba ecologica, pronta a presentare all’ambiente un conto salatissimo.
 

Prato in erba sintetica: che tipo di rifiuto è?

I più superficiali sostengono che trattandosi, relativamente alla parte verde, di PE quale materia prima, lo smaltimento è equiparabile alle comuni bottiglie in plastica, dalle quali l’industria del recupero già trae con profitto enormi quantità di materiali da rilavorare in chiave di matrice riciclata.
La realtà, tuttavia, è drammaticamente diversa. Un prato sintetico avviato allo smaltimento è composto da diversi tipi di materiale plastico, di cui solo una percentuale non maggioritaria è formata dal famoso PE. Mescolato ai rotoli raccolti e gettati troviamo di tutto:
* Collanti
* Sabbie di intaso
* Materiali gommosi (talvolta essi stessi riciclati e di fonte sconosciuta)
* Metalli
* Mastice di spalmatura del sottofondo
* Inerti


Questa massa di porcherie indefinite ha costituito fino a poco tempo fa il principale ostacolo al recupero ecosostenibile degli impianti sportivi e decorativi in prato sintetico.
Che oggi è finalmente possibile! Grazie al successo conseguito da ReMatch, azienda danese, ha preso forma l’unico processo realmente funzionante, e soprattutto replicabile, che consente il trattamento di prato sintetico dismesso e il suo riciclaggio fino al 99% del materiale conferito all’impianto.

Superfluo sottolineare che dalla prima messa in opera del progetto, Royal Grass ha immediatamente aderito e fornito supporto tecnologico agli inventori di questa importantissima tecnologia. Di conseguenza tutta la sua rete di distributori e installatori come noi può avere accesso all’unico sistema attualmente esistente di recupero di prato sintetico dismesso con così elevata percentuale di soluzione a un problema che inizia a manifestarsi in tutto il suo potenziale distruttivo.
Durante i festeggiamenti per il 15mo anniversario della fondazione di Royal Grass, l’azienda ha approfittato del traguardo per presentare il metodo Conscious, che le attribuisce un ruolo attivo e preventivo negli impegni nei confronti dell’ambiente, e ha esteso a 15 anni la garanzia sui propri sistemi di giardino in erba sintetica.
In sostanza, aderire alla filosofia gestionale Conscious conferisce ai partner distributori e installatori una sorta di codice etico da sottoporre alla clientela come impegno nel rispetto di apposite attenzioni nella manipolazione e successivo recupero di materiali plastici.
Il significato è impegnarsi a raggiungere come obiettivo sistemico il recupero più elevato possibile di materiali da avviare a riciclaggio ed ecosostenibilità.
prato sintetico


Un prato in erba sintentica ecosostenibile

La tecnica applicata nel sistema brevettato da ReMatch è complessa ma di risultato garantito. Attraverso una serie di passaggi chimici e meccanici i tappeti usati vengono letteralmente smembrati e ridotti a minimi componenti, così come in origine le macchine di produzione li avevano realizzati partendo dalla materia prima:
* Le sabbie, o i diversi materiali di intaso, vengono separati dal filato.
* Il substrato viene diviso dal filato sintetico, ed entrambi intraprendono il rispettivo percorso di recupero.
* Collanti e altri materiali residuali, la frazione minore del materiale conferito, vengono abbattuti e minimizzati insieme al substrato, costituendo per la loro natura la parte più complessa di tutto il lavoro.
Un altro elemento di gr ande importanza nel rispetto dell’ambiente è che l’intero procedimento non prevede l’utilizzo di acqua!

Il quindicesimo anniversario di Royal Grass è diventato quindi una nuova sfida al mercato, composta da qualità dei prodotti, garanzia estesa, scelta di soli partner di provata affidabilità, ancora più attenzione all’ambiente.

Di questi quindici anni, i-Garden ne ha convissuti dieci.
Non sono mai mancati argomenti, innovazione, qualità e bellezza dei giardini realizzati, ma con l’arrivo della filosofia Conscious si apre una nuova stagione di opportunità positive da presentare a un mercato sempre più attento e alla ricerca di professionalità ed elevati standard di settore.



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